Malanotte del Piave Docg (15-30% uve passite)


Già nell’antichità questo territorio era noto per il suoi vini. Ne parlava già Plinio il Vecchio elogiando i vini rossi, intensi ,anzi “impenetrabili “ come la pece (pucina). Un ricordo di tali vini esiste ancora nel Raboso, nel Refosco ed anche nel Carmenère che in questi posti danno dei risultati splendidi. Il Raboso innanzitutto, questo vino di tradizione contadina, vendemmiato a fine ottobre-inizio novembre, che unisce potenza, nerbo, struttura, all’eleganza di oggi con la sua espressione nel Malanotte, antico borgo del basso Piave da dove prende il nome. Qui il vino “ rabioso “ è stato domato con l’unione di una parte dello stesso in appassimento. Ne è risultato un vino che, senza perdere il suo carattere, lascia l’aggressività talvolta un po’ spigolosa per arrivare a rotondità ed eleganze davvero interessanti con corredi di profumi di frutta, in particolare ciliegie, marasche già in confettura ed aromi speziati molto accattivanti come cannella, tabacco e ricordi di cacao e vaniglia con sensazioni balsamiche che completano un corredo che si apre sempre di più ogni volta che lo avviciniamo al naso. Il sorso è seducente, avvolgente, maschio ma gentile, si sentono il carattere e la potenza, ma anche l’eleganza e la ricerca di un’armonia che comincia a delinearsi in modo concreto. E’ il vino comunque delle carni importanti, delle grigliate succulente, ma anche di cacciagione magari in marinatura, dove il ruolo dei tannini deve sentirsi per assicurare pulizia ed armonia. Con questa nuova espressione, legata però alla tradizione e tipicità, il Raboso acquisisce prospettive e piacevolezza di beva sicuramente da provare e ricordare. Splendida anche la sua versione passita, dove potenza e morbidezza raggiungono risultati affascinanti che permettono abbinamenti talvolta difficili come le torte al cioccolato o la Sacher Torte con la sua delicata marmellata di ciliegie.