Pinot grigio Doc Venezia

È drammaticamente vero che spesso anche in enologia si seguono le mode e criteri anche di eccellenza vengono soppiantati da altre considerazioni o sensazioni del momento, perdendo talvolta un patrimonio di esperienze e di valori. Questa è in parte la storia del nobile Pinot grigio, figlio di un importante genitore come il Pinot nero da cui deriva per mutazione genetica. Le sue origini si possono ricondurre in Germania ed in Francia, ma poi coltivato con successo in Alsazia, Borgogna e Champagne, sempre in zone con climi abbastanza freddi ed in terreni ricchi di carbonato di calcio (caranto).
In Italia pare sia stato importato dal generale Sambuy dalla Borgogna e piantato nelle sue vigne in provincia di Como da dove si diffuse lentamente in Italia, ma soprattutto nelle Tre Venezie, in particolare in Friuli e nel Veneto orientale, nella zona di Lison Pramaggiore. Grande il suo successo iniziale che lo ha contraddistinto per anni come uno dei vini più alla moda della produzione italiana ed addirittura coltivato anche in Oregon e California (anche se in questi casi con risultati discutibili).
Si presenta con un colore che varia dal giallo paglierino al ramato a seconda della sosta sulle bucce, con spiccate note floreali e fruttate in cui si riconoscono fiori di sambuco e di ginestra, seguiti da pera Williams ed ananas, talvolta accompagnati da profumi terziari se viene effettuata anche una sosta in botte. Vino nobile e di buona struttura che si presta anche ad un discreto affinamento e da degustare anche nel medio-lungo periodo con buona soddisfazione.
Direi che oggi, a torto, il mercato, soprattutto italiano, non lo premia come nel passato, ma rimane un riferimento importante nella nostra produzione e con un ventaglio di abbinamenti che potrebbero farlo rivalutare anche da palati esperti visto che si accompagna armonicamente sia ad affettati (prosciutto crudo in particolare ), sia al pesce (ottimo con il branzino al forno), ma anche a carni bianche (faraona e pollo).