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Malanotte del Piave Docg, brand delle Terre del PIave



Non solo le bollicine dorate caratterizzano il territorio tra le province di Treviso e Venezia. C’è una giovane denominazione che sta dando grandi soddisfazioni dal punto di vista della qualità. La sfida dei produttori e del Consorzio Vini Venezia è quella di riuscire a valorizzare il Malanotte del Piave Docg che ha una storia autentica da raccontare.

Il Malanotte del Piave Docg è la massima espressione del Raboso del Piave e del territorio. Il nome Malanotte evoca il piccolo borgo medievale situato a Tezze di Piave (Vazzola) nel trevigiano. Borgo Malanotte custodisce la storia di queste terre. E il Malanotte del Piave, che ha conquistato il massimo riconoscimento di qualità Controllata e Garantita nel 2011, ne custodisce il sapore e il sapere.

L’incontro che si è tenuto sabato 26 ottobre in Borgo Malanotte a Tezze di Piave – Vazzola (TV) è stato l’occasione per fare il punto sulla valorizzazione del Malanotte del Piave Docg, diamante nero delle Terre del Piave. Attraverso il contributo di relatori autorevoli si è cercato di tracciare delle linee di indirizzo sulle strategie di promozione di un vino che è brand del territorio.

Ad aprire il talk show ponendo l’accento sull’importanza di puntare sulle eccellenze del territorio è stato l’europarlamentare Giancarlo Scottà che una settimana prima, a Bruxelles, aveva promosso l’evento “7 saperi” per presentare ai colleghi alcuni prodotti tipici veneti e friulani tra i quali il Raboso del Piave Doc ed il Malanotte del Piave Docg.

Attilio Scienza, professore dell’Università di Milano, ha evidenziato l’importanza di creare il marchio ‘ombrello’ sotto l’egida di un nome importante e universalmente riconosciuto. Operazione che è stata fatta con la creazione del Consorzio Vini Venezia e della Doc Venezia. Occorre rivalutare, secondo il prof. Scienza «aspetti come antropologia, cultura, storia del territorio. La Bellussera, metodo antico di allevamento della vite di Raboso tipico di questo territorio, può distinguere, essere elemento di cultura». Scienza si è detto «fiducioso nel futuro del vino, ma è necessario andare all’estero con la filiera, perché è il modello viticolo che vince».

Franco Malenotti, ex patron di Belstaff, titolare di Matchless London, discendente della nobile famiglia Malenotti che diede il nome al Borgo, esperto internazionale di brand management, ha detto un parola chiave «moda». «Quello del vino è un settore fatto di tecnici, di alte professionalità, quello che manca, da sviluppare è l’aspetto legato ai veicoli di promozione soprattutto non tradizionali».

Per Luca Cuzziol, titolare di Cuzziol spa, distributore di bevande e vino a livello internazionale, «il legame con il territorio è determinante, il legame con Venezia è strategico». Cuzziol ha inoltre sottolineato che «quello del vino è un settore tradizionale e tradizionalista nel quale occorre trovare nuovi modelli di promozione».

Fabio Piccoli, giornalista e titolare dell’agenzia di comunicazione e marketing Ethica, ha sottolineato una parola chiave che è «trasparenza, ciò che raccontiamo deve essere vero». Piccoli ha detto anche che «un territorio produttivo diventa remunerativo se è già profeta in patria». Un chiaro messaggio ai produttori affinché sappiano fare squadra, massa critica e che prima di tutto ‘convincano’ ristoratori e titolari di enoteche ad avere nei loro locali i vini del territorio.

Giorgio Piazza, presidente del Consorzio Vini Venezia, ha chiuso l’incontro tirandone le fila. «Dentro la dimensione del Consorzio che tutela cinque denominazioni – ha detto Piazza – ci impegniamo nello sforzo di sostenere e valorizzare questa eccellenza. Un’uva quella di Raboso Piave che è identità del territorio, che ha plasticità di utilizzo rispetto a tante altre, e con una potenzialità inespressa che può regalare grandi soddisfazioni ai produttori e ai consumatori».